Insegnare la critica razionale

 

  

   Empedocle e la critica di Teofrasto

 

Affrontare la critica razionale tra filosofi non serve per illustrare delle polemiche. Serve per mostrare come diversi punti di vista si incontrano e si confrontano. E’ una sorta di discussione nel tempo, che si sviluppa su alcuni temi e che è possibile ricostruire, in epoche contigue e poi via via più ampie. Com’è il caso della conoscenza nel dibattito a distanza tra Empedocle e Teofrasto.

Nella filosofia antica la prima esplicita teoria della conoscenza viene dalle pagine di Empedocle (484/481 - 424/421 a.C ca). Egli ritiene che terra, acqua, aria e fuoco siano gli elementi originari che compongono tutte le cose, le immutabili radici (rizómata) dell’essere. Il loro aggregarsi e disgregarsi – a seconda del prevalere di due forze cosmiche opposte, l’Amore e l’Odio - determina il nascere e il perire delle cose. Ogni ente è quindi variamente composto dagli stessi quattro elementi. A partire da ciò prende forma la sua originale teoria della conoscenza.

Noi conosciamo, secondo Empedocle, perché dai pori che sono in tutte le cose si sprigionano effluvi che colpiscono i nostri pori: le parti simili dei nostri organi riconoscono quelle simili delle cose percepite e da qui nasce la conoscenza. Il simile conosce il simile, per Empedocle: questo è il principio in forza del quale ogni cosa può essere percepita e conosciuta: “Con la terra infatti vediamo la terra, l’acqua con l’acqua, con l’aria l’aria divina e poi col fuoco il fuoco distruttore, con l’amore l’amore e la contesa con la contesa funesta” (DK 31 B 109).

Una concezione di questo tipo, ovviamente, non elabora una decisa differenza tra conoscenza e sensazione. Il pensiero umano è identificato da Empedocle con lo scorrere del sangue (DK 31 B 105) e in generale “ogni cosa ha conoscenza e destinata parte di pensiero” (DK 31 B 110, v. 10) Conoscenza e sensazione quindi si mescolano fino a confondersi e proprio da qui nascono le principali difficoltà.

 

Teofrasto (372-287 a.C), a cui dobbiamo un’ampia ricostruzione della filosofia di Empedocle, avanza non poche critiche al suo pensiero.

§     Se tutto ciò che è composto dai quattro elementi ha sensazioni, allora qualunque ente ha sensazione, mentre sembra che questa sia una prerogativa solo dei viventi.

§     Per Empedocle si prova piacere di cose simili e dolore di cose contrarie. Ma spesso, ricorda Teofrasto, nell’atto della sensazione proviamo dolore: ciò o contraddice la tesi empedoclea che il simile permette la sensazione, oppure quella dolorosa non è sensazione, il che apparirebbe assurdo.

§     Più radicalmente ancora, si chiede Teofrasto, se la sensazione è una modificarsi dei nostri organi di senso, è possibile che si produca da parte di qualcosa di simile? Il simile non è modificato dal simile, ma semmai, al contrario, da ciò che è diverso. Se la sensazione è modificazione – sembra dire Teofrasto - non può venire dal simile, ma solo dal diverso.

Come si può vedere la variazione di posizione dipende da sostanziali differenze di premesse (la somiglianza determina la conoscenza per Empedocle; la dissomiglianza determina la conoscenza per Teofrasto) ma il sostenere una tesi piuttosto che un’altra non è un atto di fede, una opzione irragionevole. E’ viceversa l’esito di una seri di difficoltà a cui va incontro la posizione avversa. La confutazione di Empedocle, in questo caso, non mostra che la posizione di Teofrasto è vera, ma solo che quella di Empedocle è debole. Un principio essenziale di chiarezza nella discussione, che gli studenti non debbono mai perdere di vista.

 

 


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