Un esempio di argomentazione:

I diritti umani come "endoxa"

 

 

I diritti umani come moderni "endoxa"  di Enrico Berti 

 

 

Il problema per chi voglia praticare oggi la dialettica, intesa nel senso antico del termine, è quello di reperire gli endoxa, cioè le premesse largamente condivise, a partire dalle quali si possa argomentare in favore o contro una determinata tesi, con la possibilità di ottenere il consenso dei propri ascoltatori.

Ebbene, la mia opinione è che oggi la funzione di quelli che Aristotele chiamava endoxa può essere svolta dai diritti umani, cioè dalle enunciazioni contenute nelle grandi dichiarazioni dei diritti, quali sono le carte costituzionali dei vari Stati e le dichiarazioni delle grandi organizzazioni internazionali, ossia l'O.N.U., il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione dell'Unità africana, l'Organizzazione della Conferenza islamica, ecc.

 Per quanto concerne, infatti, le carte costituzionali, cioè le Costituzioni dei vari Stati, non c'è dubbio che esse, essendo entrate in vigore, hanno ricevuto l'approvazione e quindi il consenso, della maggior parte dei cittadini, o dei loro rappresentanti, e in linea di principio devono essere accettate da tutti i cittadini medesimi.

 Ma anche le dichiarazioni internazionali, prima fra tutte la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo approvata dall'assemblea delle nazioni Unite nel 1948, sono espressioni di un largo consenso. Anche se è vero, infatti, che gli Stati membri dell'O.N.U. nel 1948 erano molto meno numerosi di oggi, e se qualcuno di essi (in verità solo l'Arabia Saudita) se ne dissociò, tutti gli altri Stati che sono poi entrati nell'Organizzazione (oggi più di cento) hanno implicitamente fatto propria quella Dichiarazione, e gli stessi Stati che potevano avere, per motivi religiosi o culturali, delle riserve su di essa, vi si sono progressivamente avvicinati.

Mi riferisco in particolare ad alcuni documenti, quali la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nell'Islam, approvata nel 1981 dal Consiglio Islamico per l'Europa, e alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo in Islam, approvata dalla Conferenza islamica nel 1990; nonché alla Carta Africana dei diritti dell'uomo, approvata dall'Organizzazione dell'Unità africana nel 1981 a Nairobi. Le dichiarazioni islamiche, pur fondando i diritti umani sulla Legge divina (la Sharî'a), riprendono infatti i diritti fondamentali della Dichiarazione dell'O.N.U., cioè il diritto all'incolumità personale, alla libertà e ad una vita degna; mentre quella africana aggiunge ai diritti dell'individuo i diritti dei popoli, che sono perfettamente compatibili con quelli contenuti nella dichiarazione universale dell'O.N.U.

Per queste ragioni ritengo che le dichiarazioni dei diritti umani oggi siano condivise, se non da tutti, certamente dalla maggior parte degli uomini, e dai competenti, che sono i rappresentanti delle popolazioni e degli Stati, cioè gli uomini politici, o almeno dalla maggior parte di questi e dai più stimati. Esse perciò corrispondono perfettamente alla definizione che Aristotele dava degli endoxa.

Né vale, contro di esse, l'obiezione che spesso si sente fare, cioè che i diritti umani, ancorché proclamati da tutti, sono spesso conculcati da Stati che pure fanno parte dell'O.N.U. o da singoli uomini politici, per esempio da dittatori, che operano all'interno di singoli Stati. Purtroppo questo è vero, cioè i diritti umani nel mondo sono ancora ben lontani dall'essere effettivamente rispettati nei confronti di numerosi individui e anche popoli. Le documentazioni apportate a questo proposito da associazioni umanitarie quali Amnesty International sono a volte impressionanti.

Tuttavia è un fatto che quanti violano i diritti umani spesso negano di farlo, o lo fanno di nascosto, cioè non pretendono di giustificare pubblicamente tali violazioni, bensì le praticano di fatto e respingono energicamente l'accusa di praticarle. In tutto questo c'è certamente dell'ipocrisia, ma c'è anche il riconoscimento che non si può prendere posizione pubblicamente contro i diritti umani, perché una simile presa di posizione sarebbe impopolare, farebbe perdere i consensi e in definitiva indebolirebbe il suo autore. Dunque anche da parte di coloro che violano i diritti umani si riconosce che questi sono largamente condivisi. E tale riconoscimento indubbiamente conferisce ad essi un prestigio che certamente non è posseduto dalle prese di posizione di tipo opposto e comunque divergente. Per questi motivi si può dire che i diritti umani, sia pure più in teoria che in pratica, più nell'ufficialità che nella pratica quotidiana, sono largamente condivisi e quindi fungono da moderni endoxa.

Se è vero quanto detto sopra, allora è possibile assumere i diritti umani come premesse a partire dalle quali si può argomentare per costruire le norme fondamentali di un'etica pubblica. Naturalmente si dovrà tenere conto, come suggerisce Aristotele, delle opinioni più svariate, quelle che discendono da religioni, culture, ideologie diverse; se ne dovranno sviluppare le conseguenze, per valutare se contengano delle contraddizioni interne, ma soprattutto per controllare se esse siano o meno compatibili con tutti i diritti umani, o almeno con la maggior parte di essi, o almeno con quelli riconosciuti da tutti come i più importanti, quali il diritto alla vita, all'uguaglianza, alla libertà. Le norme che riusciranno a soddisfare a questi requisiti potranno fornire la base a progetti legislativi destinati ad incontrare il consenso, e quindi ad essere tradotti in dispositivi di legge, mentre quelle che non vi riusciranno potranno essere abbandonate come destinate a non trovare consensi. Si riuscirà in tal modo a costruire un corpus di regole condivise, o condivisibili, da tutti.

[…]

Da Enrico Berti, Il contributo della dialettica antica alla cultura europea, Conferenza tenuta nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani nell'ambito del ciclo su "La filosofia dell'Europa", senato della repubblica, Roma, 25 febbraio 2003-

Problema

  

 

Tesi

Definizione

   

Induzione 

  

Induzione

 

 

 

 

A fortori

 

 

 

 

Tesi connessa alla definizione

  

Obiezione

 

 

  

A contrario

 

 

 

 

 

 

 

Proposta

 

 


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