Come cambia la razionalità

 

   Dalla priorità della causa sull'effetto alla proprietà emergente

 

Gli argomenti si appoggiano allo schema di valori accettati da un uditorio, da una cultura, da un’epoca storica. Ciò non esclude che nello stesso spazio argomentativo si possa ricorrere ad argomenti opposti, com’è il caso dell’argomento di direzione e di superamento (il primo chiede di valutare se l’accumulazione di un insieme di compromessi parziali non comporti il rischio di perdere di vista l’obiettivo principale; il secondo sostiene la possibilità di andare sempre avanti in un processo, accettando arresti e compromessi, utili però al conseguimento dell’obbiettivo).

Più in generale anche gli argomenti possiedono una loro durata, un’efficacia determinata nel tempo.

Vediamo un esempio di questa oscillazione.

Già Cartesio, che pure dichiarava di sospendere il ricorso al sapere tradizionale in fase di fondazione, utilizza un classico argomento scolastico, che risale nella sua genesi a Platone: l’argomento della priorità della causa sull’effetto.

Con quest’argomento si sostiene che la causa ha priorità sull’effetto, non tanto nel senso che la precede, ma nel senso che vale di più. Per esempio, come afferma Cartesio: «Ciò che è più perfetto, cioè ciò che contiene in sé più realtà, non proviene da ciò che è meno perfetto» (Meditazioni metafisiche, iii, 3). Si basa su quest’argomento una delle dimostrazioni cartesiane dell’esistenza in noi di un’idea innata di Dio. “Se possiedo l’idea di Dio come ente perfetto, o me la sono data da me, oppure viene da altro. Ma io sono imperfetto e poiché è impossibile che l’imperfetto generi il perfetto, questa idea viene da fuori di me.”

È un argomento molto utilizzato, dall’antichità a oggi, per giustificare un ordinamento delle cause.

Tuttavia lo sviluppo delle ricerche di tipo biologico, sociale, politico e in generale un approccio sistemico hanno profondamente cambiatole condizioni di validità di questo argomento. La sua struttura verticale (alto/basso), è stata messa in discussione e “orizzontalizzata”. E’ nato, a partire dall’’800, un nuovo schema argomentativo, che si può definire della proprietà emergente.

Questo argomento, tipicamente novecentesco, rappresenta l’esatto opposto dell’argomento della priorità della causa sull’effetto. Là, con uno schema antico quanto moderno, si affermava che l’effetto non può avere più essere della sua causa; qui si afferma il contrario. E’ possibile che da un insieme di cause emerga un effetto che le supera, poiché viene determinato dalle condizioni del sistema a cui si sta facendo riferimento.

Questo schema argomentativo si è imposto anzitutto a seguito della teoria evolutiva, che spiega l’uomo come prodotto di viventi “inferiori”.

Tale approccio è stato poi generalizzato filosoficamente da Spencer con la legge fondamentale dell’evoluzione (“progresso che va dal semplice al complesso, dall'indefinito al definito, dall'omogeneo all'eterogeneo”).

A questa svolta ha contribuito anche lo studio di sistemi complessi in cui, in certe condizioni critiche, piccole perturbazioni possono essere causa di effetti considerevoli. Noto è il caso dell’effetto farfalla, in cui, a certe condizioni, una piccola perturbazione (il battito d’ali di una farfalla) può determinare a centinaia di chilometri di distanza lo sviluppo di un uragano.

Ma concorrono a legittimare questo tipo di argomento anche strategie esplicative di tipo circolare, come l’autopoiesi, in cui si afferma che la vita è prodotto di una proprietà emergente del sistema

Nello stesso senso, ma in altro campo, agisce l’ermeneutica, dove il tutto spiega la parte ma anche la parte spiega il tutto. In un altro campo ancora, l’analisi dei processi mediatici, riconosciamo che certi eventi assumono rilievo sistemico di grande portata, determinando variazioni di impatto certamente superiore alle cause che li hanno determinati.

Studiare lo sviluppo e l’uso di certi argomenti diventa quindi un filtro per cogliere certe tendenze culturali, certi presupposti taciti, certe derive conoscitive che appaiono visibili più nel modo di giustificare una tesi che nel loro essere effettivamente tematizzate.

 


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